Incontro con l’autore sull’opera “Una questione privata” di Beppe Fenoglio
Con Antonella Lattanzi.
“Il libro che la nostra generazione voleva fare, adesso c’è, e il nostro lavoro ha un coronamento e un senso, e solo ora, grazie a Fenoglio, possiamo dire che una stagione è compiuta, solo ora siamo certi che è veramente esistita: la stagione che va dal Sentiero dei nidi di ragno a Una questione privata”. Così scrive Calvino, nella Prefazione del 1964 al suo primo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, a proposito di Beppe Fenoglio e di Una questione privata. La stagione di cui parla Calvino è quella del neorealismo, e cioè della produzione letteraria figlia, in molti modi diversi, della Seconda guerra mondiale e della Resistenza. Una questione privata viene pubblicato nell’aprile del ’63, due mesi dopo la morte di Fenoglio, ed è il suo capolavoro. Un libro perfetto, che rende l’esperienza storica – la Resistenza – davvero una questione privata (sfuggendo così al didascalico, al manicheo, al resoconto documentaristico), che racconta di amore, giovinezza, dolore, morte, speranza, rinascita; e guerra. Un libro la cui lingua è fatta di lame e di musica, di ritmo e montaggio, un libro piccolo – poco più di cento pagine – ma gigantesco, che corre al galoppo verso uno dei finali più belli della letteratura italiana. Un romanzo in cui Fenoglio riesce a rendere la propria esperienza partigiana, la propria esperienza di vita e di Storia la storia di ognuno di noi. Una questione privata, appunto, perché questo libro ci racconta, ci scandaglia, ci rivela; dovunque siamo nati, in qualunque momento abbiamo vissuto, qualunque cosa abbiamo visto fatto o subìto, chiunque siamo”, commenta Antonella Lattanzi.