Ti voglio un bene pubblico è un gioco urbano, ideato dalla coreografa Elisabetta Consonni, che riflette su infrastrutture di divisione quali cancelli, muri, recinti che operano una partizione all’interno dello spazio urbano. Tutto ciò che ci circonda è fatto di muri e recinzioni; comprenderne il significato apre un approccio critico verso l’organizzazione normativa dello spazio. Ti voglio un bene pubblico gioca con le relazioni che lo spazio urbano permette, questiona l’accessibilità a spazi chiusi e si interroga sulla publicness degli spazi pubblici.
Nelle società contemporanee ad alta tecnologia, i muri rimangono dispositivi decisamente a bassa tecnologia. Tuttavia, essi risultano essere ancora tra i dispositivi più diffusi ed efficaci per il governo della popolazione, in particolare negli ambienti urbani. Essi impattano direttamente sui corpi e sull’ambiente percettivo e sensoriale (Andrea Mubi Brighenti). Allo stesso tempo, sono anche “sfondo indiscusso e naturalizzato”. Se il muro esiste tra le persone e il loro libero movimento, tale interferenza tende a diventare costantemente invisibile. Nella loro scomparsa alla coscienza, muri e recinzioni diventano un luogo di conflitto e spazio di esposizione per azioni politiche o artistiche che ridefiniscono il loro significato. Il laboratorio è costruito a partire dalle pratiche preliminari di osservazione e azione del contesto che vengono attivate nei luoghi in cui il gioco creato. Alcune domande sottendono le modalità di escursione dello spazio urbano: i quanti posti puoi entrare senza permesso? Cosa immagini o riesci a vedere oltre ad un muro? Quanto puoi vedere all’interno di uno spazio privato? Quali altri scopi può avere un’infrastruttura di divisione?
La manifestazione è raggiungibile con i seguenti mezzi:
Biblioteca Interculturale “Cittadini del Mondo”
Metro A – fermate Porta Furba e Numidio Quadrato
Bus 557 – 558
Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura è vincitore dell’Avviso Pubblico
Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura
Il programma potrebbe subire variazioni