CORPI REALI, CORPI IMMAGINATI. IDENTITÀ, APPARTENENZA, COSTRUZIONE DI SENSO

CORPI REALI, CORPI IMMAGINATI. IDENTITÀ, APPARTENENZA, COSTRUZIONE DI SENSO

In mostra opere di Forough Alaei, Kensuke Koike e Alix Marie

Nell'ambito di CENTRO DELLA FOTOGRAFIA DI ROMA

30.01.2026 ─
29.06.2026
Mattatoio-Padiglione 9D
Piazza Orazio Giustiniani, 4
Municipio I

“Campo visivo”, lo spazio dedicato ai linguaggi contemporanei, alla ricerca e alla sperimentazione, ospita l’allestimento curato da Daria Scolamacchia,

Un percorso che attraversa il corpo come spazio instabile, in costante dialettica tra ciò che vediamo, ciò che siamo e ciò che proiettiamo. Il corpo non è qui inteso come semplice presenza fisica ma come campo di tensioni: luogo di esperienza, desiderio, disciplina e trasformazione.

All’interno del neonato centro della Fotografia, ritroviamo uno spazio dedicato ai linguaggi contemporanei: un osservatorio sul nostro tempo, un luogo di scoperta e riflessione sui temi che attraversano la societa contemporanea. Un progetto curatoriale che invita a guardare il presente con attenzione critica, mettendo in dialogo pratiche artistiche diverse e prospettive plurali.
Inaugura questo spazio il progetto espositivo CORPI REALI, CORPI IMMAGINATI a cura di Daria Scolamacchia, docente di fotografia presso lo IED di Roma.

La fotografia supera i limiti della cornice tradizionale per assumere nuove dimensioni espositive, capaci di scardinare prospettive consolidate e aprire a modalità inedite di fruizione. In questo contesto si inserisce Today’s Curiosity di Kensuke Koike, il primo artista presentato nello spazio: un piccolo archivio in continua evoluzione che raccoglie ciò che, giorno dopo giorno, cattura la sua attenzione. Le opere nascono da un processo di recupero e rivisitazione di materiali d’archivio e cartoline vintage e sono spesso realizzate a poche ore dalla prima intuizione, per preservare l’emozione originaria senza filtri o sovrastrutture.
Ogni lavoro diventa così una traccia minima ma significativa di uno sguardo che cambia, anche solo impercettibilmente, nel rapporto quotidiano con il mondo.

Seconda artista presente è Alix Marie, con due opere: Maman, un’installazione composta da cinque immagini del busto della madre, stampate su un tessuto setoso e disposte lungo una struttura circolare in metallo, cava, di due metri di diametro e due metri e mezzo di altezza. L’opera invita il visitatore a entrare nel cerchio, offrendo un’esperienza intima all’interno dello spazio pubblico del museo: dall’interno le immagini sono pienamente visibili, mentre dall’esterno si rivelano solo parzialmente, lasciando intuire ciò che è nascosto. L’installazione si inserisce nelle ricerche di Alix Marie sulla topologia del corpo femminile e sulla materialità della fotografia, in dialogo con il tessuto e con la sua storia. Ispirata al baldacchino — “letto” tradizionalmente utilizzato per proteggere dal freddo e dagli sguardi indiscreti — l’opera riflette sulle ambivalenze della maternità: da un lato il desiderio di rifugio e conforto, dall’altro il senso di confinamento legato a una protezione percepita come soffocante.

Seconda opera in mostra è STRETCH, che ritrae l’amica di lunga data e modella Nina Boukhrief, performer, danzatrice e attrice, le cui immagini sono stampate su tessuto in lycra. La collaborazione esplora le dinamiche dell’amicizia femminile e il rapporto di autonomia e potere sull’immagine tra modella e fotografa, spesso condizionato da stereotipi di genere.
In STRETCH la modella esegue posizioni yoga, offrendo uno sguardo critico sulla frenesia contemporanea del fitness e del benessere, legata alle politiche del corpo. Le fotografie vengono fissate e tirate fino ai limiti del materiale, generando una distorsione che richiama le immagini digitalmente alterate e, al tempo stesso, allude allo sforzo fisico, al gesto e alla sensazione stessa dello stiramento muscolare. Entrambe le opere di Alix Marie sono una gentile concessione di Ncontemporary.

Un ulteriore nucleo della mostra è dedicato al lavoro di Forough Alaei, che tra il 2019 e il 2024 ha documentato la vita delle pescatrici dell’isola iraniana di Hengam, all’estremità meridionale del Golfo Persico. Qui la pesca è praticata soprattutto dalle donne, conosciute come “le figlie del mare”. Indossano veli e mascherine colorati, memoria di antiche occupazioni straniere, che le proteggono dal sole e dagli sguardi indesiderati. Pescano nel rispetto dell’ecosistema, utilizzando esche fatte a ed evitando reti e pesca a strascico. Il loro lavoro sostiene le famiglie e sfida leggi e convenzioni che per decenni hanno limitato l’accesso femminile ai lavori più duri e rischiosi.

Attraverso ritratti in mare, nei momenti di preparazione e durante la pesca, Alaei trasforma i gesti quotidiani di queste donne in immagini vive e colorate di coraggio, resilienza e tradizione. Con Campo Visivo, il Centro della Fotografia conferma il proprio impegno nel promuovere una riflessione aperta e contemporanea sull’immagine, intesa non solo come rappresentazione, ma come spazio di pensiero, relazione e trasformazione. In questo senso Campo Visivo è al tempo stesso un binocolo per guardare lontano e una lente d’ingrandimento su ciò che ci circonda: uno spazio in cui osservare, interrogare e reinterpretare il reale.

Le mostre sono promosse da Roma Capitale e Fondazione Mattatoio e organizzate da Civita Mostre e Musei

Il programma potrebbe subire variazioni

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Programma

Da lunedì a domenica dalle 12 alle 20
(chiuso il martedì)

Ingresso

Biglietti
intero € 10
ridotto* €8
gratuito fino a 18 anni