TEATRO DI ROMA: IL TEATRO È VITA | STAGIONE 2026-2027

TEATRO DI ROMA: IL TEATRO È VITA | STAGIONE 2026-2027

La riapertura del Valle come Casa della Drammaturgia inaugura la nuova stagione, tra classici, ricerca contemporanea e visioni internazionali

16.10.2026 ─
31.05.2027
Teatro India - Teatro Argentina - Teatro Torlonia - Teatro Valle
Municipio I

La nuova Stagione 2026/2027 segna per il Teatro di Roma una trasformazione storica, inaugurando una fase di rinascita che trova la sua piena espressione nella restituzione alla collettività del Teatro Valle.

Dopo dodici anni di attesa lo storico teatro settecentesco riapre le sue porte per farsi Casa della Drammaturgia contemporanea, completando l’architettura culturale del Teatro di Roma che, oggi, si definisce attraverso quattro spazi e un solo teatro: un presidio plurale e un crocevia del pensiero capace di distinguersi come un unicum nel panorama nazionale.  Sotto la direzione artistica di Luca De Fusco – coadiuvato dalla presidenza di Francesco Siciliano e dal Consiglio di Amministrazione, dalla direzione generale di Maurizio Roi e, da quest’anno, dalla prospettiva della direttrice junior under 35 Lea Giamattei – il Teatro di Roma si ricompone in un progetto organico e policentrico su quattro palcoscenici.

Un’identità quadriforme che abita quattro vocazioni specifiche: il grande teatro di regia dell’Argentina, dove la tradizione incontra l’avanguardia; l’officina di sperimentazione dell’India, fucina di drammaturgie emergenti; lo scrigno del Torlonia, dedicato alle narrazioni “da camera”; e la ritrovata centralità del Valle, cuore pulsante della parola contemporanea.
Questo disegno multidisciplinare edifica ponti tra generazioni, estetiche e istituzioni attraverso un impegno produttivo di oltre 90 titoli, tra cui 22 produzioni e coproduzioni, 50 ospitalità e circa 20 proposte di teatro per le nuove generazioni. Una significativa novità è l’esordio della prima edizione del festival Capitale Danza, a cui si uniscono le eccellenze internazionali e i cicli di divulgazione, fondendosi in un’unica, coerente narrazione dell’umano.

I quattro volti del contemporaneo: Quattro Palcoscenici, Un Solo Teatro

Il cuore produttivo del Teatro di Roma batte nel dialogo serrato tra la potenza di testi universali e una visione scenica capace di rinnovarne le sfumature più profonde, puntando sul rigore di maestri e artisti di consolidata esperienza.

Teatro Valle: la scommessa sulla drammaturgia contemporanea. Questa missione si irradia nella nuova vita della storica sala, che rinasce con un presidio produttivo affidato a una costellazione di sguardi ed eccellenze artistiche. L’inaugurazione è affidata a Francesco Piccolo, che rievoca la “prima” dei Sei personaggi proprio nel luogo in cui, tra scandalo e rivoluzione, nacque il mito del teatro moderno: un atto necessario per riconnettere la memoria del Valle alle sfide della scena contemporanea. La Stagione prosegue con un trittico capace di trasfigurare la letteratura in corpo vivo: la ricerca di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni (lacasadargilla) in Escaped Alone di Caryl Churchill si intreccia alle opere di due Premi Nobel, attraverso la memoria che si fa carne nella regia di Silvia Costa per Memoria di ragazza di Annie Ernaux, e l’indagine sulla fragilità umana di Daria Deflorian per Che dolore terribile è l’amore di Han Kang. Il filo rosso prosegue con la cifra pirandelliana di Emma Dante nell’irrisolto confine tra vita e scena del suo Studio sui sei personaggi in cerca d’autore, trovando un contrappunto nella delicatezza registica di Lucia Rocco per Bella figura di Yasmina Reza e nell’affondo familiare di Piero Maccarinelli in Visita al padre di Norm Foster.

Teatro Argentina: il magistero della regia. L’impegno produttivo si proietta sulle creazioni di maestri d’esperienza nell’esaltare la profondità dei classici. Su questa linea corre il dittico firmato da Luca De Fusco, che esplora i territori dell’ossessione tra un Otello shakespeariano – ambientato in un Sud coloniale dove lo scontro tra l’anima demoniaca di Iago e la purezza di Desdemona si fa conflitto di civiltà – e l’affondo sul desiderio proibito in Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford. Il dialogo con la storia prosegue con il maestro Peter Stein, che affronta la parabola dell’uomo “superfluo” nel Platonov di Čechov, e con Massimo Popolizio, regista e interprete de La pazzia di Re Giorgio di Alan Bennett, con ventuno attori per trasformare il declino del sovrano in una riflessione universale sulla dignità. Una ricerca sulle vulnerabilità umane che trova approdo nella modernità goldoniana riletta da Valerio Binasco con Una delle ultime sere di Carnovale e nella radicale esperienza scenica di Romeo Castellucci che, in co-realizzazione con il Romaeuropa Festival, interroga con il suo Faust. Fatto, non detto l’abisso della conoscenza.

Teatro India: i linguaggi del presente. Il percorso produttivo ne abita gli spazi con produzioni-specchio delle complessità sociali, affidando a una nuova generazione di talenti e registi dalla consolidata forza innovativa il compito di esplorare la responsabilità della memoria: dall’estro di Francesca Astrei con Gli elefanti nella stanza, che rompe il silenzio sul mondo dei siblings (fratelli e sorelle di persone con disabilità); alla ricerca viva e matura di Jacopo Gassmann con The Body of an American di Dan O’Brien che, partendo da un celebre scatto di guerra a Mogadiscio, trasforma il dolore in documento; fino alla regia di Davide Sacco con Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig, dove il corpo si fa archivio di un amore mai riconosciuto. In questo solco si inserisce l’omaggio a Paolo Grassi con Logorante, ma vivo, diretto da Arturo Armone Caruso, per rievocarne la visione e la sua idea di teatro pubblico come strumento di crescita collettiva.

Teatro Torlonia: spazio di narrazione e prossimità. Declina un progetto produttivo che lascia emergere figure “altre” per restituirle a una centralità umana e politica. Dai Racconti Romani diretti da Danilo Capezzali per un viaggio nelle pieghe della grande narrativa del Novecento; all’indagine sulla condizione umana condotta con il rigore concettuale di Riccardo Caporossi in Vita a rate; fino alla sfida interattiva di Enrico Torzillo con Spettacolo politicamente scorretto che si può interrompere premendo un tasto, un invito provocatorio allo spettatore a farsi parte critica del dispositivo teatrale.

Capitale Danza. È la novità della Stagione che affonda radici profonde nella programmazione, trasformando il corpo in strumento di indagine filosofica e civile. Un festival dedicato alla coreografia contemporanea che a maggio 2027 abita gli spazi dello Stabile, la cui cura è affidata a Lea Giamattei, unica coreografa e danzatrice nel panorama nazionale a ricoprire il ruolo di direttrice Junior.

Il programma potrebbe subire variazioni

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A cura di

Teatro di Roma