Damiano, senzatetto polacco di trentacinque anni, conquista la torre più alta delle mura aureliane che sovrastano il degrado della stazione Termini. In fuga dai fantasmi del passato, si immerge come un guerriero nella violenza della giungla urbana, ma quando canta svela il suo lato più fragile.
San Damiano, la rivoluzione silenziosa del cinema indipendente italiano, torna a Roma al Nuovo Cinema Aquila il 16 ottobre alle ore 21 (e in sale selezionate in tutta Italia) in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della povertà. Introduzione a cura di Adriano Bonforti, presidente dell’associazione Mai Più Per Strada Odv. Incontro con i registi Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes al termine della proiezione.
Come un documentario su Termini e gli invisibili di Roma ha sfidato le logiche del mercato, conquistando oltre 700 proiezioni in circa 100 sale e 17.000 spettatori.
Di fronte ai cancelli chiusi delle distribuzioni tradizionali, Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes avrebbero potuto rassegnarsi. Il loro ‘San Damiano’, documentario narrativo sulla vita dei senzatetto di Stazione Termini presentato alla Festa del Cinema di Roma 2024 come “Special screening”, aveva ricevuto la sentenza più temuta: “Non è commercializzabile”. Troppo crudo, troppo scomodo, troppo vero per il pubblico mainstream.Invece di arrendersi, hanno scelto la strada più difficile: l’autodistribuzione. E quella che sembrava una condanna si è trasformata nel più sorprendente caso cinematografico italiano del 2025. Oltre 700 proiezioni in tutta Italia, 17.000 spettatori (dato aggiornato a ottobre 2025), tre volte nei primi 10 al box office, sale sold-out da Roma a Milano, passando per Firenze, Bologna, Torino, fino alle isole. Un passaparola inarrestabile che ha trasformato ogni visione in evento collettivo, ogni dibattito in momento di consapevolezza civile, e finalmente il riconoscimento del Nastro d’Argento: premio speciale per la categoria Cinema del Reale.
L’inizio: quando Termini diventa casa
Tutto nasce da un incontro fortuito, come raccontano i registi nelle note di regia. Dopo un anno di volontariato con la comunità di Sant’Egidio a distribuire pasti ai senzatetto, una sera decidono di trascorrere una notte a Termini per conoscere più a fondo quella realtà parallela che attraversiamo ogni giorno senza vedere. Si avvicina un giovane polacco dall’insolita inflessione calabrese: Damian. Con una barzelletta rompe il ghiaccio e rivela di non dormire per terra come gli altri, ma di aver trovato rifugio in una torre sulle Mura Aureliane che sovrasta la stazione. Per due anni Sassoli e Cifuentes frequentano quotidianamente Termini, di cui uno interamente dedicato alle riprese. All’inizio alcune bottiglie volano nella loro direzione, segno di diffidenza. Col tempo, quei gesti ostili si trasformano in abbracci. La comunità dei senzatetto capisce che il loro scopo non è “rubare” un pezzo di vita per poi sparire, ma restare, osservare, raccontare. Si creano legami profondi, soprattutto con Damian, con cui continuano a sentirsi ogni domenica al telefono nonostante ora si trovi in un ospedale psichiatrico in Polonia. Quei legami non si sono spezzati con la fine delle riprese. Ancora oggi, a due anni dalla conclusione del film, la produzione continua a sostenere i protagonisti con vestiti, medicine, cure mediche e contribuendo a pagare le rette nei centri di accoglienza dove alcuni tentano percorsi di recupero. Un impegno reso possibile anche grazie agli spettatori che hanno acquistato i gadget del film, il cui ricavato è interamente destinato al sostegno dei protagonisti. Ne nasce un film che non osserva dall’esterno ma offre una prospettiva dall’interno, senza filtri, con vicinanza autentica alle vite di persone che Termini — con i suoi 150 milioni di passanti ogni anno — ha reso invisibili. Damian, Sofia, Alessio, Christopher, Costantino, Vincent, Dorota, Felice: non comparse ma protagonisti di storie d’amore, sogni, conflitti, cameratismo. Umanità dolente ma indomita.
Il rifiuto che diventa rinascita
Quando San Damiano viene presentato alla Festa di Roma nell’ottobre 2024, la critica lo accoglie come una rivelazione. “Il documentario che ha scosso la Festa”, scrive Federico Pontiggia su Elle Daily. Piera Detassis saluta quella pellicola che rappresenta “la Roma della Festa con gli inferi di Termini e degli homeless, ma anche con l’energia del riscatto”. Eppure, quando i registi bussano alle porte dei distributori tradizionali, la risposta è unanime: troppo rischioso, troppo di nicchia, il pubblico non verrà. È il paradosso di un cinema che chiede coraggio allo spettatore mentre chi dovrebbe portarlo in sala ne ha paura. Sassoli, che dopo la laurea alla NYU aveva lavorato come assistente per Sorrentino, Woody Allen e Spottiswoode, e Cifuentes, autore televisivo con esperienza in Stand by Me e Corima, decidono di autoprodurre e autodistribuire. Red Sparrow e Askesis Film, con il sostegno del MiC, diventano non solo case di produzione ma anche — per necessità — macchina distributiva artigianale. Il 10 aprile 2025 San Damiano esce in sala. Non con la potenza di fuoco delle major, ma con la determinazione di chi crede nel proprio lavoro. I registi girano l’Italia cinema per cinema, portando con sé Alessio Mura, coprotagonista del film la cui testimonianza di rinascita da un passato difficilissimo diventa faro di speranza.
Il passaparola che diventa fenomeno
Quello che accade supera ogni aspettativa. Al Cinema Troisi di Roma, San Damiano diventa il miglior incasso 2025 tra i film italiani. Le proiezioni si moltiplicano: Eden, Quattro Fontane, Nuovo Cinema Aquila nella capitale. A Milano l’Anteo City Life, il Cinemino, il Beltrade, il Mexico registrano il tutto esaurito. Poi Firenze, Bologna, Torino, Perugia, Sicilia, Sardegna, Liguria… Il Cinema Nuovo Sacher — tempio del cinema d’autore fondato da Nanni Moretti — apre le porte. È lo stesso Moretti a presentare l’opera, suggellando così la legittimazione artistica di un film che il mercato aveva rifiutato. Ogni proiezione diventa evento. Dibattiti che durano novanta minuti, pubblico che resta in sala per condividere emozioni e riflessioni. Al Troisi intervengono lo scrittore Paolo Giordano, lo psichiatra Mauro Pallagrosi, il critico Federico Pontiggia. Ad altre proiezioni partecipano Ambra Angiolini, la giornalista Daniela Collu, Mons. Davide Milani della Fondazione Ente dello Spettacolo, Stefano Lampertico del giornale di strada ‘Scarp de’ tenis’. Gli studenti romani definiscono i protagonisti “diversi da noi, ma uguali a noi”. I critici parlano di opera capace di “scavare nell’anima e connettere cuori”. Il film vince il premio SAMIFO Lo Spiraglio Film Festival per l’autenticità. La rivista iKonoPlast gli dedica un numero monografico, definendolo “un evento che ridefinisce il cinema indipendente”.
Dal cinema all’azione sociale
Il 2 ottobre San Damiano approda alla Filmoteca Vaticana grazie alla Fondazione Ente dello Spettacolo. Un momento di profonda umanità: tra gli ospiti c’è Ivan Solimeo, uno dei protagonisti del film che vive sotto il colonnato di San Pietro. Vederlo accolto non solo fuori ma anche dentro il Vaticano supera ogni barriera sociale e tocca l’essenza della solidarietà. Il 10 ottobre — Giornata internazionale delle persone senza dimora e della salute mentale — l’esperienza raggiunge il culmine. Proiezioni simultanee in decine di cinema italiani, poi collegamento in diretta streaming dal Cinema Don Bosco di Roma per un incontro-spettacolo con il rapper Ugo Borghetti, Seydou Sarr e Amath Diallo protagonisti di Io Capitano, l’attrice Claudia Coli, il professor Augusto D’Angelo della Sapienza e della Comunità di Sant’Egidio. Non più spettatori passivi ma comunità attiva. Non più sale separate ma un’unica grande piazza virtuale. Il cinema che diventa strumento di trasformazione sociale.
I numeri di un miracolo artigianale
Oltre 700 proiezioni in otto mesi. 17.000 spettatori per un film autoprodotto e auto distribuito, senza budget marketing, senza campagne pubblicitarie tradizionali. Solo passaparola, presenza costante dei registi, coinvolgimento di comunità e associazioni, utilizzo intelligente dei social media.
Damian, il santo degli inferi
Al centro del film c’è lui: Damian Eugeniusz Bielicki, polacco di 35 anni che parla italiano con inflessione calabrese, figura affascinante e contraddittoria sospesa tra innocenza angelica e ambiguità diabolica. Arrivato a Roma con cinquanta euro in tasca per ricostruirsi una vita, invece di unirsi ai senzatetto che dormono per terra si arrampica su una torre delle Mura Aureliane, facendone la sua casa. Sogna di diventare cantante, improvvisa su basi hip hop con vena melodica. Non ha tecnica raffinata ma quando canta emerge qualcosa di vero e incontaminato, energia cruda che ha la potenza della vera arte. La sua frase emblematica — “Non sono commercialista”, detta a un musicista che lo spingeva verso uno stile più commerciale — rivela la sua incapacità di scendere a compromessi. Si innamora di Sofia, senzatetto forte e carismatica. La loro storia divampa nel turbolento sfondo di Termini, catapultando Damian nel mondo capovolto di cameratismo e conflitti della comunità emarginata. Qui trova la famiglia che non ha mai avuto. Ma con una psiche fragile e vulnerabile, riuscirà davvero a forgiarsi una nuova vita nell’inferno della stazione? Damian è “santo” perché in lui arde una luce costante, tenacia che lo spinge a sognare anche quando la vita lo porta sulla strada, in carcere, in ospedale psichiatrico. Scrive libri, compone musica. Come ogni vero artista, rimane sempre sé stesso. Un’anima autentica che non si arrenderà mai alla banalità del mondo.
Il programma potrebbe subire variazioni


