ESTATE ROMANA
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ALÌ DAGLI OCCHI AZZURRI – Profezie di Pier Paolo Pasolini

ALÌ DAGLI OCCHI AZZURRI - Profezie di Pier Paolo Pasolini

Progetto cross-over tra parola, musica e movimento, per un omaggio al centenario di Pier Paolo Pasolini anticonvenzionale e anticelebrativo. Regia di Emilio Russo

Nell'ambito di Tor Bella Monaca Teatro Festival | Arena Estate

05.07.2022 ORE 21:00 Arena Teatro Tor Bella Monaca
Via Bruno Cirino

Informazioni

adattamento drammaturgico Emilio Russo
con Chiara Tomei e Antonio Perretta
danzatori Mattia Molini e Michelle Atoe
voce Rossella Seno
coreografia Monica Casadei
regia Emilio Russo e Monica Casadei

Artemis danza e Tieffe

Progetto cross-over tra parola, musica e movimento, per un omaggio al centenario di Pier Paolo Pasolini anti convenzionale e anti celebrativo. Alì dagli occhi azzurri, uno dei capolavori più controversi e più visionari della letteratura poetica del 900, è la profezia poetica, onirica e mistica di Pasolini che anticipa di un trentennio l’incontro/scontro tra le culture a seguito delle grandi invasioni di massa da un sud del mondo che invade un altro sud, quello di un’Italia rurale che si atteggia a diventare industriale e cittadina. Pasolini lancia il suo sguardo lancinante su un futuro che non può ancora conoscere e non conoscerà, ma di cui vede gli indizi e li trasforma tra piétas e violenza. Agli inizi degli anni ‘60, quando l’emigrazione italiana del dopoguerra verso l’estero raggiungeva il suo massimo livello, nessuno si sarebbe immaginato un’Italia paese di immigrazione meta di un Boat people tragico. Pasolini fu l’unico ad avere questo “fiuto sociologico”. Lo spettacolo mette in relazione la parola, il movimento e la musica per un percorso emozionale e commovente che si rivolge al tempo presente e a quella incapacità di trovare un incontro tra le culture e le abitudini dei tanti mondi che la storia porta necessariamente e meravigliosamente a condividere tra di loro. Un incontro necessario, ma ancora fin troppo rinviato. La seconda parte è dedicata all’impegno civile di Pasolini. Ancora profetiche le sue parole, questa volta non sono rivolte agli Alì che sbarcheranno, ma al potere corrotto e incompetente del nostro paese che negli anni ‘70 era devastato dagli attentati e dall’impunità di mandanti ed esecutori. Con “Io so” il poeta e l’intellettuale, a nemmeno un anno dalla scomparsa, si scaglia senza deroghe e pudore contro i colpevoli e tutti gli altri che come lui sanno, mettendoli in guardia e invitandoli a parlare, perché il silenzio di chi sa non potrà durare troppo a lungo. Pasolini non fece in tempo a vedere realizzate le sue visioni, ma la sua voce alta, lucida, visionaria e potente ci manca sempre di più in mezzo al chiacchiericcio sterile, sommesso e ondivago di questo tempo.

Il programma potrebbe subire variazioni

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