
FINALE DI PARTITA
Testo di Samuel Beckett, regia di Gabriele Russo
Nell'ambito di TEATRO DI ROMA: TUTTO IL TEATRO | Stagione 2025-2026
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Testo di Samuel Beckett, regia di Gabriele Russo
Nell'ambito di TEATRO DI ROMA: TUTTO IL TEATRO | Stagione 2025-2026
Di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
regia Gabriele Russo
con Michele Di Mauro, Alessio Piazza, Giuseppe Sartori, Anna Rita Vitolo
scene Roberto Crea
costumi Enzo Pirozzi
disegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzo
musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione
foto Flavia Tartaglia
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo
Finale di partita, uno dei testi più rappresentativi di Samuel Beckett e di tutto il teatro novecentesco in un’originale chiave di lettura offerta dal regista Gabriele Russo.
Hamm, Clov, i genitori rinchiusi dentro due bidoni della spazzatura, sono per il regista i membri di una famiglia dei nostri giorni, confinata in un asfittico bunker casalingo a causa della pandemia, interpretata da Michele Di Mauro, Alessio Piazza, Giuseppe Sartori, Anna Rita Vitolo. La “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo, attraverso i secoli, resta il luogo della frattura, della lotta, del non detto e del soffocamento.
L’assurdo si trasforma in una condizione quotidiana, vive in scena nella ripetizione dei gesti, nelle abitudini che ci tengono in vita, nella paura di cambiare posizione, di uscire, di restare soli. L’appartamento di Hamm e Clov è una casa reale, decadente, impoverita. Le finestre non si aprono più, i genitori vivono da anni nel bagno – non in un’astrazione scenica, ma in una vasca che odora di ruggine e di memoria. Tutto ciò che li circonda è vero, tangibile, ma anche fragile come una memoria che si sbriciola. Il riferimento al periodo della pandemia resta sottotraccia, non dichiarato. Non serve nominarlo, è intrappolato nel corpo degli attori, nei loro respiri trattenuti, nella distanza con cui si parlano. Finale di partita diventa così una radiografia del nostro tempo: una famiglia chiusa in una routine che si ripete, incapace di salvarsi e di smettere di provarci. Non un’allegoria filosofica, ma una storia d’amore e di sopravvivenza. Il dolore, la dipendenza, la paura, l’ironia si muovono dentro un presente che non passa mai. La partita è ancora la stessa, ma il finale non è più un concetto astratto. È la resa quotidiana che ciascuno di noi compie di fronte all’altro, nel tentativo – disperato e tenerissimo – di restare vivi.
Il programma potrebbe subire variazioni
Dal 20 al 24 gennaio ore 20
25 gennaio ore 18
Teatro di Roma
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