Regista e compositore sudcoreano, Jaha Koo si è imposto sulla scena internazionale con uno stile ibrido e personalissimo, capace di intrecciare musica, video e performer robotici per riflettere sull’assimilazione culturale, con tutti i suoi conflitti e paradossi. Nel 2026 ha ricevuto il Premio Internazionale Ibsen, uno dei riconoscimenti più prestigiosi al mondo per le arti performative, diventando il primo artista asiatico a ottenerlo. Con Haribo Kimchi approda per la prima volta al Romaeuropa Festival, portando in scena un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Qui cibo e suono diventano materia narrativa: il gusto sorprendente della zuppa di alghe, il rumore netto di un coltello che affetta i cetrioli, il borbottio dei funghi sul fuoco vivo, l’aroma inconfondibile del kimchi (il cavolo fermentato simbolo della tradizione coreana). È proprio da qui che si apre la scena: un pojangmacha, il tipico chiosco notturno di street food che anima le strade della Corea del Sud. In questo spazio sospeso tra quotidianità e immaginazione, Koo introduce tre personaggi improbabili (una lumaca, un orsetto gommoso e un’anguilla) che ci guidano in un viaggio culinario e identitario, dove il cibo diventa rifugio per chi si sente lontano dalle proprie radici. Attraverso aneddoti intimi e surreali, lo spettacolo attraversa la storia e la cultura del kimchi, racconta la violenza amara del razzismo, la vergogna dei tentativi di “mimetizzarsi” e il desiderio ostinato di custodire il sapore di casa.
Ne nasce una performance poetica e avvincente, attraversata da una malinconia dolceamara: come una marinatura, come un ingrediente che continua a rivelarsi, lentamente, boccone dopo boccone.
Il programma potrebbe subire variazioni


