Estate Romana
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Il matrimonio di Lorna – Vergine giurata – La casa di Aga
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Il matrimonio di Lorna – Vergine giurata – La casa di Aga

L'ultima giornata è dedicata a film con tematiche inerenti la tradizione e la trasgressione

04.07.2021 Casa del Cinema
Largo Marcello Mastroianni, 1

Informazioni

ore 16.00 – Le silence de Lorna – Il matrimonio di Lorna (Sala De Luxe)
Drammatico, Belgio/Italia/Germania, 2008, regia di Luc Daredenne, Jean-Pierre Dardenne, durata 1h e 45′
La figura dell’albanese emigrato in occidente e dedito ad attività illecite è un soggetto ricorrente del cinema europeo. Soffermandosi su micro-storie e voci marginali, i fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne inseriscono le dinamiche dei personaggi in un contesto di relazioni sociali e politiche più ampio. Abbiamo incluso nel programma quest’opera perché va oltre i banali discorsi sui “criminali” dell’Est Europa e i loro stereotipici stili di vita, ricostruendo in modo dettagliato lo sfondo urbano e affettivo in cui si intelaiano gli avvenimenti. Le vicende si svolgono a Bruxelles, all’alba del nuovo millennio. Lorna, la protagonista, lavora e allo stesso tempo accudisce Claudy, un giovane eroinomane che ha sposato per ottenere la cittadinanza belga. Entrambe le attività le sono necessarie per portare avanti il suo “onesto” progetto di vita.

ore 18.15 – Io sono una burnesha (Sala De Luxe)
Documentario, Albania, 2014, regia di Eva de Prosperis, Eleonora Tozzi, Gennaro Apuzzo, durata 19′

Documentario incentrato su una particolare tradizione albanese che consente e/o impone alle donne di cambiare genere. I/le “burrneshë”, termine albanese che può essere tradotto come “donne dal carattere e dagli attributi morali maschili”, sono persone di sesso femminile che in un certo momento della loro vita, solitamente in un’età compresa tra l’infanzia e l’adolescenza, hanno deciso o sono state votate ad indossare indumenti maschili e ad adottare atteggiamenti da uomo. Assumendo lo status maschile, i/le “burrneshë” o “vajza të betuara” (ragazze/vergini giurate), sono autorizzati/e ad esercitare il potere assoluto che è riservato agli uomini presso le comunità tradizionali della regione. Possono in tal modo mettersi a capo della famiglia, fare parte di contesti di socializzazione maschile e partecipare agli organi decisionali tradizionali riservati ai soli uomini. Il fenomeno ha attratto l’attenzione di studiosi, viaggiatori e scrittori sin dal XIX secolo.

ore 18.45 – Vergine Giurata (Sala De Luxe)
Drammatico, Italia/Svizzera/Germania/Albania in collaborazione con il Kosovo, 2015, regia di Laura Bispuri, durata 1 h e 30′
Nel Nord dell’Albania, dove di norma vige il patriarcato duro e puro, esiste una tradizione che non solo permette, ma anche impone alle donne di diventare uomini. Nella maggior parte dei Paesi europei come nella stessa Albania, tale processo è considerato un tabù poiché comporta la trasgressione dei confini morali, sociali e culturali attribuiti ai due generi. La storia narrata in Vergine giurata, presenta la trasgressione nella maniera opposta, ovvero come l’inversione del processo di transizione che la comunità locale ha imposto al personaggio principale. Il film racconta le difficoltà della protagonista nel relazionarsi con sé stesso/a e con gli altri dato che non ha scelto la propria identità di genere. Solo l’allontanamento dai paraggi domestici sembra offrire a Mark/Hana la possibilità di riaccasarsi nel proprio corpo. Confrontando il contesto albanese descritto nel film con quello più ampio del mondo Occidentale, si nota che la trasgressione, in entrambi i casi, si configura come la ribellione a un’autorità che ha imposto delle regole e che poco ha a che fare con la metafisica della genetica.

ore 20.00 – Dibattito (Teatro all’aperto Ettore Scola)
“Tradizione, transizione e trasgressione nell’immaginario cinematografico contemporaneo”
Intervengono: Piro Milkani, Iris Elezi, Regina Longo, Laura Bispuri, Eva de Prosperis, Eleonora Tozzi, Gennaro Apuzzi.

ore 21.00 – Përse bie kjo daulle? – Perché suona questo tamburo? (Teatro all’aperto Ettore Scola)
Drammatico, Albania, 1969, regia di Piro Milkani, durata 90′
Tratta da un romanzo di Ismail Kadare, quest’opera è stata girata alla fine degli anni Sessanta quando l’Albania, in parte influenzata da quanto stava accadendo in Cina, aveva intrapreso una serie di riforme che miravano a ristrutturare l’assetto culturale del Paese. La versione albanese della “Rivoluzione Culturale” sembra qui configurarsi soprattutto come la tendenza dei giovani a trasgredire le retrograde norme tradizionali. Le vicende si soffermano sulla questione delle donne che sono dipinte come vittime della società patriarcale tramandata da un antico codice di leggi noto come il Kanun di Lekë Dukagjini. Sebbene sia un film di propaganda, il lavoro di Piro Milkani suscita interrogativi profondi sul regime. Gli eventi sono ambientati in una zona periferica dove viene costruita una città nuova. Il film narra una storia di “frontiera” mostrando il processo di colonizzazione del centro sulla periferia.

ore 22.10 – La casa di Aga – Aga’s House (Shpia e Agës) (Teatro all’aperto Ettore Scola)
Drammatico, Albania, 2019, regia di Lendita Zeqiraj, durata 110′
Il giovane Aga vive in una casa isolata con sua madre e una comunità di donne. L’arrivo di una troupe televisiva sconvolgerà per sempre la sua esistenza. Mentre per alcuni Paesi dell’Europa dell’Est la transizione dal socialismo alla democrazia è stata più o meno pacifica, altre regioni, come gli Stati dell’Ex Jugoslavia tra i quali il Kosovo, sono state affette da guerre feroci che hanno segnato profondamente la vita di molte generazioni, sia di quelle che hanno vissuto i conflitti, sia di quelle che sono venute dopo e di quelle che devono ancora venire. Aga, il protagonista del film di Lendita Zeqiraj, non ha mai visto la guerra, ma suo malgrado deve portarsela dietro per sempre. Isolato in una casa di campagna tra colline sperdute, Aga vive con la madre e altre quattro donne che sono state bandite dalla società. Sebbene la guerra sia stata la causa principale della disgrazia di alcune di loro, essa non è la sola ragione per cui vivono isolate. Agli occhi della società le donne hanno trasgredito perché hanno amato o si sono fidate delle persone sbagliate o anche perché vogliono vivere quando invece dovrebbero morire. La convivenza le aiuta a superare i traumi e a ricostruire il carattere distinto che ciascuna ha e che la violenza subita ha danneggiato, ma non ha potuto annientare completamente.

Il programma potrebbe subire variazioni

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