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Il Tevere inquieto. Otto secoli di inondazioni impresse nel marmo
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Il Tevere inquieto. Otto secoli di inondazioni impresse nel marmo

Incontro a cura di Alessia Cervelli e Annamaria Petrosino

Nell'ambito di Roma Racconta

17.05.2022 ORE 16:30 Museo di Roma
Piazza San Pantaleo, 10

Informazioni

La città di Roma e il Tevere hanno da sempre avuto un rapporto conflittuale. Il Tevere, seppur assurto a divinità dai romani, in età imperiale iniziò a essere oggetto di studio e monitoraggio tanto che fu istituita la figura dei Curatores alvei Tiberis et riparum. Con l’edificazione nelle zone basse della città e in riva al fiume, ad opera di Cesare e poi di Augusto, il fiume iniziò a essere temuto. Divenuto un sorvegliato speciale, dal 1782 venne monitorato in modo costante, grazie all’abate Giuseppe Calandrelli, Direttore dell’Osservatorio Meteorologico del Collegio Romano e poi dal 1821, con l’installazione di diversi idrometri, di cui il primo al Porto di Ripetta. Dal 1917 tale compito fu assolto dal Servizio Idrografico Nazionale istituito presso il Ministero dei Lavori Pubblici.

Un ulteriore strumento di documentazione delle piene furono le lapidi idrometriche apposte sui prospetti degli edifici, all’altezza raggiunta dal fiume. Delle molteplici lapidi collocate a partire dall’anno Mille, molte sono andate perse per via di spostamenti o modificazioni urbane, ma altrettanto numerose sono quelle ancora esistenti. Alla fine del XIX secolo furono costruiti i muraglioni sugli argini del fiume, che risolsero solo parzialmente la situazione, in quanto le piene continuarono a funestare la città anche nel XX secolo. Ancora oggi il Tevere continua a essere monitorato mediante l’uso della tecnologia e di idrometri molto più sofisticati rispetto al passato, che permettono di tenerne sotto controllo le piene, evitando gravi danneggiamenti alla città.

Il programma potrebbe subire variazioni

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