Il Tevere nella Roma del medioevo
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Il Tevere nella Roma del medioevo

Ventitreesimo appuntamento del ciclo di incontri “Educare alle mostre, Educare alla città”. I porti, le navi, l'arsenale, incontro a cura di Ivana Ait e Andrea Fara

10.05.2021 ORE 16:30

Informazioni

In epoca medievale, Roma era una città con una spiccata dimensione portuale, come altri centri urbani con porti distanti dal mare. Gli studi che dagli anni Settanta del Novecento si sono incentrati sugli aspetti economici dell’Urbe hanno permesso di osservare come la città fosse servita da un porto, o meglio da un insieme di porti, di scali e di approdi, che formavano quello che si può definire un vero e proprio “sistema portuale marittimo-fluviale”, lungo il litorale compreso fra Monte Argentario e Terracina, di pertinenza della dogana di mare di Roma. A Nord si distinguevano i due principali scali di Corneto e Civitavecchia.

La funzione del primo era collegata alla produzione granaria del Patrimonio, mentre Civitavecchia per la vicinanza a Roma svolse un’importante attività di interscambio. Qui la merce veniva scaricata quando le imbarcazioni erano troppo grandi, o quando i nocchieri non erano così esperti o per le avversità del tempo era pericoloso affrontare le foci del Tevere. In questi casi da Civitavecchia la mercanzia era trasportata a Roma o per la via di terra, lungo la via Aurelia, fino alla dogana di terra di S. Eustachio; oppure, trasbordata su barche di piccola stazza, riprendeva il mare per risalire il fiume. Da Sud sono i legni, carichi di vino e altri vari prodotti, provenienti da porti vicini (Sperlonga, Gaeta, Napoli) ma anche da quelli delle maggiori isole (Sicilia e Sardegna), ad affollare le banchine del porto cittadino di Ripa Romea, detta anche Ripa Grande. Situato sulla riva destra del fiume, considerato alla stregua di un vero e proprio porto di mare, a Ripa erano sbarcati prodotti esotici e di lusso, per rispondere al nuovo modello di consumo “rinascimentale” in crescita nel corso del Quattrocento.

Gli scali di Ostia e Porto, all’imboccatura del Tevere e strettamente collegati con i porti sul fiume (all’epoca navigabile fino ad Orte), fungevano da postazioni di controllo e di presidio della navigazione fluviale. Alcuni documenti recentemente rinvenuti permettono infine di verificare l’esistenza anche per la Roma medievale di un vero e proprio Arsenale, organizzato su un lungo tratto della riva destra del Tevere.

Ivana Ait. Già Professoressa associata di Storia medievale presso il Dipartimento di Studi sulle Società e le Culture del Medioevo della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Si è prevalentemente occupata dell’economia di Roma nel basso Medioevo, con ricerche orientate all’analisi: dei sistemi creditizi e delle attività produttive e commerciali dell’Urbe e del suo territorio a partire dall’XI secolo e la loro articolazione nei secoli successivi; del mondo del lavoro; dell’attività dei mercanti-banchieri presenti a Roma, tra cui le importanti compagnie dei Medici, degli Spannocchi e dei Chigi.

Andrea Fara. È Ricercatore a tempo determinato confermato in Storia medievale presso Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo. I suoi principali interessi di ricerca sono: la società e l’economia di Roma in epoca tardomedievale e rinascimentale, con particolare interesse alla presenza e all’attività di mercanti e banchieri presso la corte pontificia; la società e l’economia dell’Europa centro-orientale in epoca medievale, con particolare riferimento al regno d’Ungheria e ai suoi territori di Transilvania; l’analisi della crisi e della carestia in epoca medievale.

Programma in corso di aggiornamento

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