Lucio Dalla è una rivoluzione, un assaltatore che piomba senza paracadute nel panorama della canzone e sul pianeta Anni d’oro dei cantautori italiani. Lui però non sembra esserlo, né italiano né cantautore, oppure lo è così tanto da essersene allontanato anni luce per poi riapparire in un’astronave sgarrupata e comica a seminare estremismi privi di pudore e normalità. Sembra fumetto, ma irrompe da musicista sfacciato, provocatore e visionario come la forma estetica che lo vuole simultaneamente l’improbabile cestista americano più piccolo del mondo e la voce italiana più enorme e capace di sempre. Un parcheggio di macchine di ogni tipo, una riunione di esseri giocosi, suoni gutturali, personaggi mitici e storie intimissime, questo appare nel suo repertorio. A me interessa non certo imitarlo (impossibile pur volendo), a me oggi interessa entrare in quella precisa zona temporale del 1979 e raccontarvi ancora de La signora di Milano, che nel Tango di Anna e Marco, in una Notte di Ultima luna, scopre Cosa sarà di una Stella di mare e de L’anno che verrà.
Il programma potrebbe subire variazioni