Occhio al territorio: Tor San Michele
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Occhio al territorio: Tor San Michele

Rubrica di approfondimenti a cura della Biblioteca Elsa Morante

04.12.2020 ─
31.05.2021


Informazioni

Lungo la riva sinistra del Tevere, in via degli Atlantici all’Idroscalo, a circa un centinaio di metri dal fiume e più o meno un chilometro dal mare, si trova la magnifica Tor San Michele.

La sua costruzione si rese necessaria, nel secolo XVI, per difendere quel tratto di costa dalle incursioni saracene, giacché la Rocca di Ostia si trovava ormai troppo lontana dal fiume, a seguito della disastrosa piena del Tevere del 15 settembre 1557 che provocò, come è noto, il salto del meandro, mutandone radicalmente il corso. L’altra struttura difensiva, l’antica Tor Boacciana, era invece, troppo distante dalla costa. La nuova torre, originariamente concepita per trovarsi a una distanza di 50 metri dal mare, fu voluta da Pio V (al secolo Michele Ghisleri) per garantire la sicurezza della navigazione con funzione di dogana pontificia. La progettazione della torre fu affidata a Michelangelo, il quale mise in pratica tutti i più moderni accorgimenti difensivi e offensivi dell’epoca. La costruzione, iniziata nel 1559, fu condotta però dall’allievo Giovanni Lippi, in seguito alla morte del Buonarroti, avvenuta nel 1564, e fu completata e consacrata a S. Michele Arcangelo nel 1568 (come si legge nell’iscrizione ancora visibile).

Mantenne la sua funzione fino al 1807 seppur con alterne vicende; subì alcuni interventi di modifica nel 1930, anno in cui furono costruite le finestre sulle mura esterne ed un faro in cemento, in posizione decentrata, non previsto nel progetto michelangiolesco.

Utilizzata come faro e torre di avvistamento per l’Idroscalo di Ostia, fu occupata durante la seconda guerra mondiale prima dai tedeschi e poi dagli americani fino a cadere in disuso dopo la fine della guerra. Già nel 1892 entrò a far parte degli immobili artistici della Soprintendenza Archeologica di Ostia Antica; dal 1994 è passata in consegna alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Roma.

Attualmente non è visitabile, ma grazie all’interessamento di alcune associazioni locali, che nel 2017 riuscirono ad organizzare un’apertura straordinaria, con visite guidate e illustrazioni sulla storia dell’edificio, la Sovrintendenza ha predisposto degli esigui lavori per la messa in sicurezza ed avrebbe dovuto aprire il sito in questo mese di novembre se non fosse intervenuto il lockdown.

La torre, circondata da un fossato é perfettamente conservata. E’ di forma di ottagonale, alta 18 metri, misura 18 metri per lato e le sue mura sono interamente in laterizio con costolature rinforzate da blocchi di travertino. La costruzione, è articolata su tre piani: i primi due, scanditi esternamente da una doppia cordonatura, sono ricavati nell’alta e robusta base a scarpa, mentre il terzo occupa tutto il tratto superiore sino alla terrazza. Su ciascun piano sono presenti otto vani coperti con volta a crociera, non comunicanti tra loro. Nei sotterranei si custodivano materiali d’artiglieria, al piano terra si trovava invece il corpo di guardia e gli alloggiamenti per gli uomini mentre al primo piano si trovava l’alloggio dei comandanti. Completa la struttura la terrazza, circondata da un massiccio cornicione sporgente sostenuto da beccatelli in muratura, che ospita la piazza d’armi. Sul cornicione otto garitte o “bertesche” proteggevano le vedette.

Molto interessante e particolarissima la soluzione difensiva architettata da Michelangelo al centro della piazza d’armi. Qui, infatti, è ricavata un’apertura del diametro di 8 metri, che arriva fino alla base della torre; al centro della terrazza inclinata, questo “pozzo”, che si riempiva sul fondo di acqua piovana, costituiva uno sfogo per spegnere le palle incendiarie ed esplosive lanciate dagli assalitori, procurando così meno danni all’edificio e contemporaneamente consentiva di aerare e soleggiare gli ambienti interni della torre, che, nel progetto originale, erano privi di finestre e feritoie sulle facciate.

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