Piccola opera nella forma di poemetto drammatico che ha a cuore un luogo specifico, la Sicilia centrale. È il racconto di un abbandono sistemico ai danni di un’intera comunità lasciata senza difesa pubblica. Tra cronaca e diceria di popolo si ripercorrono gli ultimi centocinquanta anni della storia di una famiglia e della gente vissuta attorno all’economia mineraria siciliana. Si parla della miniera di Pasquasìa, chiusa dal 1992 e protagonista di una caduta difficile e “misteriosa”, che giace all’interno di un generale scenario di perdita, in un contesto già massacrato dalla miseria e da una sete mai appagata: sete d’acqua da bere scarsa e lontana, da andare a prendere con i bidoni di plastica alla fontana di pietra e sete di pietà, o almeno di una “tregua dell’anima” sempre ostacolata da fatti fuori dalla portata della comune comprensione.
Il testo è vincitore del Premio Giuseppe Fava Giovani 2025.Il racconto di un popolo che intorno alla miniera di Pasquasìa ha lavorato, cercato un poco di pane e un poco di dignità, e che ha pagato prezzi altissimi. Un disastro sociale e ambientale annunciato (o no?), i diritti dei lavoratori e delle loro famiglie, memoria e storia recente si intrecciano in questo racconto del sito minerario di Pasquasìa. Poi il segreto di Stato, i morti di tumore, i fatti e le dicerie.
La manifestazione è raggiungibile con i seguenti mezzi:
Metro B, fermata Bologna
Stazione FS Tiburtina
Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.
Il programma potrebbe subire variazioni