Per divertimento dei Curiosi. Storia del labirinto nei giardini di Roma

Per divertimento dei Curiosi. Storia del labirinto nei giardini di Roma

Iniziativa didattica a cura di Fabio Colonnese e Alessandro Cremona, riservata ai possessori della MIC card

Nell'ambito di aMICi

12.10.2022 ORE 16:00 Villa Borghese
Piazza di Siena n. 1 - Casino dell’Orologio

Informazioni

Labirinti vegetali erano molto diffusi tra Cinque e Seicento nei giardini romani, con interessanti esempi anche nei secoli successivi. Viene qui presentata una ricognizione storica di essi , con un approfondimento particolare sulla Villa Mattei-Celimontana, che nel corso dei secoli vide la presenza di tre labirinti di diversa forma.

I labirinti che, a partire dal Cinquecento, invadono i giardini di tutta Europa costituiscono un fenomeno culturale imponente che nasconde condizioni e obiettivi assai diversi. Quelli costruiti nei giardini delle ville di Roma e del suo territorio già dalla fine del Quattrocento trovano un terreno fertile nel rito apotropaico e iniziatico del Troiae Lusus ma anche nei labirinti pavimentali in mosaico delle domus e di quelli ecclesiali medioevali, rappresentazioni dello chemin de Jerusalem. Calati nel contesto di ricchi programmi simbolici e iconografici e associati a elementi architettonici come obelischi, colonne e fontane, i labirinti di verzura diventano non solo un evidente richiamo all’antichità, ai miti tramandati da Ovidio e all’abilità di Dedalo ma anche supporti allegorici per riferimenti cristologici o ai rischi della vita mondana, divenendo infine luoghi di svago, meraviglia e giochi amorosi. Nel corso di quattro secoli, resoconti, incisioni e affreschi ne testimoniano l’effimera esistenza o soltanto il progetto nei luoghi più significativi della capitale, da Villa Medici a Villa Ludovisi, da Villa Altieri al Quirinale, dalle vigne di Porta Portese all’Orto Agronomico di Villa Pamphilj, da Tivoli a Bagnaia e Castel Gandolfo, senza dimenticare i progetti napoleonici per il Flaminio.

Un caso emblematico è quello di Villa Mattei al Celio, che può essere considerata a pieno titolo una summa delle tipologie di labirinto che stringono una relazione complessa con l’architettura e l’antichità, nell’ambito di complessi programmi simbolici e narrativi. Dal primo labirinto vegetale di forma ellittica, impiantato durante i lavori di sistemazione del giardino voluti da Ciriaco Mattei: attestato già a partire dal 1608 verrà mantenuto fino agli anni Quaranta del secolo e assurgerà a modello regolativo per altri giardini europei.

Un secondo labirinto a rara pianta triangolare è attestato in un’incisione di Giovanni Battista Falda (ca. 1683), nel giardino nuovo, ampliamento voluto da Girolamo Mattei a partire dalla metà del secolo. Già descritto come in preda all’incuria nei primi anni del Settecento, sparì probabilmente nei decenni successivi, sostituito da un ultimo piccolo laberinto circolare, commisurato alle residue fortune della famiglia Mattei che nel 1802 imposero l’alienazione della Villa.

Il programma potrebbe subire variazioni

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