Il progetto nasce dall’interrogativo su cosa significhi oggi sentirsi a casa e se sia ancora possibile, in un’epoca segnata da migrazioni, crisi ambientali, trasformazioni sociali e precarietà, considerare la dimensione domestica come un luogo di protezione, identità e appartenenza. Ispirandosi alle riflessioni di Gaston Bachelard ed Emanuele Coccia, la mostra affronta il tema dell’abitare come esperienza fisica, emotiva, culturale e politica dove la casa non è soltanto uno spazio architettonico, ma luogo della memoria, delle relazioni, della cura e della costruzione dell’identità. Un importante riferimento del progetto è Womanhouse (1972), la storica mostra ideata da Judy Chicago e Miriam Schapiro, che per la prima volta ha affrontato il tema della casa da una prospettiva femminista, mettendolo in relazione con il ruolo sociale della donna e con il lavoro domestico e di cura.
Attraverso linguaggi poetici, critici e talvolta ironici, le opere selezionate conducono il visitatore dal microcosmo della casa alle grandi questioni sociali e politiche del presente, offrendo una riflessione sull’abitare contemporaneo nelle sue molteplici declinazioni. I lavori esposti esplorano la casa come rifugio e come corpo, il rapporto con la maternità e il lavoro di cura, la violenza domestica, la perdita della casa causata da guerre, migrazioni e disastri ambientali, fino ai temi della gentrificazione e della sostenibilità dell’abitare. Il percorso invita inoltre a riflettere sulla Terra come casa comune e sulla responsabilità collettiva nei confronti del pianeta.
L’edizione romana del progetto, in particolare, si confronta con l’identità storica e culturale della città ampliando la riflessione sull’abitare attraverso due archetipi fondamentali: la natura come prima dimora dell’uomo e la domus romana. Da un lato, gli horti delle ville romane – luoghi dell’otium e della contemplazione filosofica – sono concepiti come rifugio privilegiato rispetto alla vita pubblica, diventando il punto di partenza per interrogarsi sul rapporto tra essere umano e ambiente, mentre la domus viene riletta come spazio di identità, memoria e relazioni. Questi temi trovano espressione nelle opere delle artiste e degli artisti romani presenti in mostra, creando un dialogo tra la ricerca contemporanea e la straordinaria eredità culturale di Roma.